Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, Fuente de los Leones
Andalusia,  Granada,  Old Sweet Europe

Esplorando Granada: il Sacromonte e l’Alhambra. Parte 2

Il nostro secondo giorno a Granada è stato bellissimo quanto il primo, ma decisamente più intenso!

Ovviamente ci restava da visitare l’Alhambra, che è il monumento più famoso di tutta la città ma, avendo preso i biglietti piuttosto all’ultimo (qui il sito dove poterli prenotare!) avevamo l’ingresso nel Palacios Nazaríes per le 14.30.

Di conseguenza, abbiamo pensato di optare per un’altra meta al mattino e di lasciare la visita all’Alhambra per il pomeriggio.

E, dopo la nevicata del giorno prima, qual’era il posto più suggestivo dove andare? Senza dubbio il Sacromonte!

Sacromonte, Salita
Sacromonte, Salita

Il Sacromonte è il quartiere gitano, arroccato su una delle colline che attorniano Granada…lungo la salita si trovano numerose “Cuevas“, ossia case costruite nella roccia, utilizzate dai gitani, nel XIX secolo, come nascondiglio, in quanto erano calde d’inverno e fresche d’estate.

Cuevas del Sacromonte
Cuevas del Sacromonte

Si racconta che, proprio in queste grotte, nacque il “flamenco“, la danza tradizionale Andalusa, che unisce allo stile gitano anche elementi della cultura musicale moresca.

Cuevas del Sacromonte
Cuevas del Sacromonte
Cuevas del Sacromonte
Cuevas del Sacromonte

Volendo è possibile visitare alcune cuevas (è stato creato addirittura un percorso museale), ma noi abbiamo preferito vederle soltanto dall’esterno ed, invece, visitare l’enorme Abbazia che sovrasta il Sacromonte!

Abadia del Sacromonte, esterno
Abadia del Sacromonte, esterno

Per arrivare fin lassù, si potrebbe fare un bellissimo percorso a piedi ma io, essendo poco allenata, ho preferito farlo con un comodissimo bus che lascia proprio di fronte al viale d’accesso per l’abbazia.

Di per sé la struttura non è tra le più antiche, perché risale alla fine del ‘500. Infatti, si dice sia stata costruita dopo che, nel 1594, vennero ritrovate le reliquie di San Cecilio, primo vescovo e Santo Patrono della città (viene festeggiato il 1 febbraio…per 4 giorni, purtroppo, ci siamo persi la bellissima processione organizzata dagli abitanti di Granada).

Abadia del Sacromonte, Ingresso
Abadia del Sacromonte, Ingresso

La visita all’interno dell’Abadia è guidata (perciò attenzione all’orario in cui arrivate, perché rischiate di dover aspettare quasi mezz’ora fuori dal cancello, come è toccato a noi!) però sicuramente merita: oltre al racconto della storia dell’abbazia, la guida ci ha mostrato un sacco di cimeli interessanti (come i Libros plumbeos, delle lastre di piombo scritte in uno strano arabo, che in passato erano stati ritenuti addirittura il “quinto Vangelo”), il Santisimo Cristo del Consuelo, detto anche Cristo de los gitanos (che è al centro delle celebrazioni della Settimana Santa) e le grotte sotterranee.

Abadia del Sacromonte
Abadia del Sacromonte

La cosa che colpisce di più di tutto il complesso, però, è indubbiamente la bellissima vista dalla terrazza panoramica!

Abadia del Sacromonte, Vista su Granada
Abadia del Sacromonte, Vista su Granada

Per altro, quella che abbiamo potuto osservare noi, era qualcosa di davvero unico, visto che l’Alhambra innevata pochissimi hanno avuto la fortuna di vederla!

Abadia del Sacromonte, Vista sull'Alhambra
Abadia del Sacromonte, Vista sull’Alhambra

Una volta concluso il nostro giro, siamo scesi a piedi lungo le pendici del monte, per vedere più da vicino le cuevas. Durante la discesa, abbiamo incrociato anche l‘Archivio Storico della città di Granada…ovviamente non era visitabile, ma abbiamo potuto comunque sbirciare il grazioso cortile interno!

Archivio Storico della città di Granada
Archivio Storico della città di Granada
Archivio Storico della città di Granada - Cortile interno
Archivio Storico della città di Granada – Cortile interno

Una volta ritornati “in pianura”, siamo andati a prendere un bus in Plaza Nueva (la piazza in cui ha sede la Corte Suprema dell’Andalusia) per andare finalmente verso l’Alhambra, una vera e propria cittadella fortificata, risalente al periodo moresco!

Plaza Nueva, Corte Suprema dell'Andalusia
Plaza Nueva, Corte Suprema dell’Andalusia

Nonostante l’ingresso al Palacios Nazaríes fosse più tardi, abbiamo deciso di arrivare lì un paio d’ore prima, per poter iniziare a girare con calma la struttura (l’orario prefissato valeva unicamente per quello specifico edificio) e così, dopo aver mangiato un panino al volo, verso le 12.45 eravamo già pronti per incominciare la nostra visita!!

Alhambra vista dal basso
Alhambra vista dal basso

La prima tappa, quella più vicina all’ingresso da quale siamo entrati, era il complesso del Generalife, residenza estiva dei sultani Nasridi. In realtà sarebbe un complesso a parte rispetto a quello dell’Alhambra, ma vi è collegato attraverso un camminamento.

La peculiarità di questo spazio non è tanto l’edificio in sé, quanto i bellissimi giardini.

Quelli che si incontrano appena si entra nel complesso museale, in realtà, sono piuttosto recenti (realizzati tra gli anni ’30 e ’50 del ‘900) e hanno i vialetti decorati con il tipico stile pavimentale di Granada, con ciottoli di diverse dimensioni e colori che vanno a comporre disegni geometrici.

Generalife, Giardini
Generalife, Giardini
Generalife, Giardini
Generalife, Giardini
Generalife, Giardini
Generalife, Giardini
Generalife, Giardini
Generalife, Giardini
Generalife, Giardini
Generalife, Giardini
Generalife, Giardini
Generalife, Giardini

È andando più avanti, però, che si iniziano a scoprire le parti più belle. Prima di tutto si incontra il Patio de la Acequia (Corte del Giardino Acquatico), un piccolo cortile con una lunga fontana al centro, circondata da aiuole di fiori (che, nel nostro caso, erano ancora ricoperte di neve!). Pare che questo sia uno dei più antichi giardini Mori sopravvissuti fino ai giorni nostri.

Generalife, Patio de la Acequia
Generalife, Patio de la Acequia
Generalife, Patio de la Acequia
Generalife, Patio de la Acequia
Generalife, Affaccio
Generalife, Affaccio

Poco più in là, invece, si trova il cosiddetto Jardín de la Sultana (Giardino della Sultana), che ha una fontana ben più ampia, di forma rettangolare, con due aiuole quadrate che galleggiano nel mezzo, ricche di cespugli, fiori e addirittura alberi.

Generalife, Jardín de la Sultana
Generalife, Jardín de la Sultana
Generalife, Jardín de la Sultana
Generalife, Jardín de la Sultana
Generalife, Jardín de la Sultana
Generalife, Jardín de la Sultana
Generalife, Jardín de la Sultana
Generalife, Jardín de la Sultana

E se questi due spazi potevano sembrare già bellissimi, il meglio, in realtà, doveva ancora arrivare!

Percorrendo un lungo vialetto, circondato da siepi a forma di arco, da cui potevamo intravedere il panorama della città, ci siamo subito diretti al cuore del complesso museale…la vera e propria Alhambra!

Viale con siepi
Viale con siepi
Vista di Granada dall'Alhambra
Vista di Granada dall’Alhambra

Questa cittadella fortificata risalirebbe addirittura agli anni ’30 del ‘200, quando Granada era un sultanato, comandato da Muḥammad ibn Naṣr, chiamato al-Ḥamar, “Il Rosso”. È forse da questo soprannome che deriverebbe anche il nome dell’intero complesso: infatti in arabo, Alhambra si dice “al-Ḥamrā’”, ossia “la Rossa“.

Quando l’Andalusia passò in mano agli spagnoli, grazie all’opera di “Reconquista” da parte dei Re Cattolici, il palazzo si salvò dalla distruzione che era toccata a tutti gli altri simboli di potere musulmano, perché venne scelto come nuovo palazzo reale. È solo grazie a questo che, ancora oggi, l’Alhambra è arrivata quasi intatta fino ai giorni nostri!

All’interno della cittadella, ci sono diverse strutture: la Medina (cioè la città vera e propria), l’Alcazaba (ossia la zona militare) e sopratutto il Palacios Nazarìes (composto da una serie di edifici che costituivano la vera e propria corte).

Come dicevo prima, l’entrata al Palacios Nazarìes era vincolata ad una precisa fascia oraria, di conseguenza abbiamo innanzi tutto passeggiato per la Medina, la prima parte del complesso che si incontra arrivando dal Generalife.

Arco d'ingresso in stile moresco
Arco d’ingresso in stile moresco

In quella zona, oltre a diverse piccole “casette”, che oggi vengono usate anche come spazio espositivo per mostre temporanee, spicca persino una chiesa, la Iglesia de Santa María de la Alhambra, risalente alla fine del ‘500 e costruita sulle spoglie di una più antica moschea.

Chiesa di Santa Maria
Iglesia de Santa María de la Alhambra

L’edificio che, però, colpisce di più, è indubbiamente quello che da fuori sembra un grande cubo massiccio e che, invece, al suo interno, rivela un’elegante forma circolare, con un bellissimo colonnato, ispirato decisamente al rinascimento italiano!

Questo è il cosiddetto Palazzo di Carlo V, che il grande imperatore aveva costruito dopo il suo matrimonio con Isabella di Portogallo, nel 1526.

Palazzo di Carlo V, esterno
Palazzo di Carlo V, esterno
Palazzo di Carlo V, interno
Palazzo di Carlo V, interno

Attualmente, ospita al suo interno il Museo dell’Alhambra e del Museo delle Belle Arti di Granada che, purtroppo, volendo completare la visita degli spazi esterni, abbiamo deciso di tralasciare.

Da lì ci siamo poi spostati verso l’Alcazaba, collocata nella punta più estrema di tutto il complesso. Essendo l’area militare, è situata in maniera strategica in modo da poter dominare la vallata e tenere sotto controllo gli accessi all’Alhambra.

Alcazaba, esterno
Alcazaba, esterno
Alcazaba, vista di Granada
Alcazaba, vista di Granada

Al suo interno, ci sono diverse torri, tra cui spicca quella chiamata Torre della vela (ossia “Torre della Veglia”), perché era la torre più grande da cui si poteva vedere tutto il territorio circostante.

Alcazaba, Torre de la Vela
Alcazaba, Torre de la Vela
Alcazaba, Vista di Granada
Alcazaba, Vista di Granada

Nel mezzo, invece, si trova la Plaza de Armas, con i resti del cosiddetto Barrio Castrense, ossia una sorta di piccola città nella città, dedicata ai soldati che dovevano presidiare la zona.

Alcazaba, Plaza de Armas e Barrio Castrense
Alcazaba, Plaza de Armas e Barrio Castrense
Alcazaba, Plaza de Armas e Barrio Castrense
Alcazaba, Plaza de Armas e Barrio Castrense

Dopo aver esplorato tutto quanto in lungo e in largo, era finalmente arrivato il momento di entrare nel meraviglioso Palacio Nazarìes!

Questa, indubbiamente, è la parte più affascinante di tutto il complesso, specialmente per la ricchezza dei suoi decori, in stile moresco, realizzati nel XIV secolo.

L’ingresso al palazzo avviene attraverso il Patio de Machuca, costruito in realtà dallo stesso architetto del Palazzo di Carlo V e riprende un po’ lo stile dei ninfei romani.

Palacios Nazaríes, Patio de Machuca
Palacios Nazaríes, Patio de Machuca
Palacios Nazaríes, Patio de Machuca
Palacios Nazaríes, Patio de Machuca
Palacios Nazaríes, Patio de Machuca
Palacios Nazaríes, Patio de Machuca

Dopo averlo attraversato, si entra nel Mexuar, la sala delle udienze, una delle più antiche di tutto il complesso. A colpirci subito sono, indubbiamente, due cose: da un lato le finestre, che danno proprio sul bianco quartiere dell’Albayzin, e dall’altro le deliziose maioliche in stile moresco, con i loro colori accesi e vibranti!

Palacios Nazaríes, Mexuar, colonna e piastrelle
Palacios Nazaríes, Mexuar, colonna e piastrelle
Palacios Nazaríes, Mexuar, dettaglio piastrelle
Palacios Nazaríes, Mexuar, dettaglio piastrelle
Palacios Nazaríes, Mexuar, finestre
Palacios Nazaríes, Mexuar, finestre

Oltrepassato il Mexuar, si entra in un nuovo patio, il cosiddetto Cuarto Dorado, ossia l’entrata ufficiale del palazzo.

Palacios Nazaríes, Cuarto Dorado
Palacios Nazaríes, Cuarto Dorado

La vista che si apre davanti a noi, dopo aver superato gli archi d’ingresso è davvero stupenda! Siamo nel Patio de los Arrayanes (Cortile dei Mirti), che prende il nome dai cespugli di mirto che circondano il laghetto centrale.

Palacios Nazaríes, Patio de los Arrayanes, fontana
Palacios Nazaríes, Patio de los Arrayanes, fontana
Palacios Nazaríes, Patio de los Arrayanes, fonte
Palacios Nazaríes, Patio de los Arrayanes, fonte

Qui si iniziano a intravedere quei dettagli architettonici che caratterizzeranno anche le sale successive: ossia delle pareti con degli inserti in pietra scolpita a bassorilievo con decori ad arabesco (in cui si fondono forme geometriche, elementi vegetali e persino caratteri alfabetici arabi). L’effetto è quello di trovarsi davanti a degli elegantissimi merletti in pizzo!

Palacios Nazaríes, Patio de los Arrayanes, piastrelle
Palacios Nazaríes, Patio de los Arrayanes, piastrelle
Palacios Nazaríes, Patio de los Arrayanes, dettaglio volta
Palacios Nazaríes, Patio de los Arrayanes, dettaglio volta
Palacios Nazaríes, Patio de los Arrayanes, dettaglio volta
Palacios Nazaríes, Patio de los Arrayanes, dettaglio volta

Da questo bellissimo patio, si accede a quella che è la sala più grande di tutto il complesso: il Salón de Embajadores (detto anche Salón de Comares). Qui, infatti, il sultano riceveva i suoi ambasciatori.

Palacios Nazaríes, Salón de Embajadores
Palacios Nazaríes, Salón de Embajadores

Tutta la sala è circondata da 9 piccole stanze con finestre chiuse da preziose ante di legno ed è decorata da cima a fondo con maioliche e rilievi in stucco.
Il soffitto, invece, è in legno di cedro e rappresenta la concezione araba dell’Universo!

Palacios Nazaríes, Salón de Embajadores, finestra
Palacios Nazaríes, Salón de Embajadores, finestra
Palacios Nazaríes, Salón de Embajadores, dettaglio
Palacios Nazaríes, Salón de Embajadores, dettaglio

Non abbiamo fatto in tempo a riprenderci da questa meraviglia, che già ci stava aspettando qualcosa di ancor più suggestivo!

Infatti, lo spazio successivo era il cosiddetto Patio de los Leones, un cortile interno circondato da più di cento colonne in marmo e con le pareti e le volte tutte completamente intarsiate!

Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, dettaglio archi
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, dettaglio archi
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, dettaglio archi
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, dettaglio archi
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, dettaglio archi
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, dettaglio archi

Ovviamente, il nome di questa corte è dovuto alla grande fontana che ne occupa il centro, la Fuente de los Leones. I 12 animali sono addirittura precedenti alla costruzione dell’edificio (probabilmente vennero portati in dono al Sultano) e rappresentano le 12 tribù d’Israele.

Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, Fuente de los Leones
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, Fuente de los Leones
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, cortile
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, cortile
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, Fuente de los Leones
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, Fuente de los Leones
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, Fuente de los Leones
Palacios Nazaríes, Patio de los Leones, Fuente de los Leones

Seppur riluttante a lasciarmi alle spalle questo meraviglioso patio, ho proseguito il mio percorso fino a ritrovarmi nella cosiddetta Sala de los Abencerrajes, la stanza privata del sultano, i cui muri e la cui volta sono tutti decorati con stucchi bianchi e colorati, originali dell’epoca. La cupola, in particolare, stupisce per la sua ricchezza, dovuta anche alla scelta di usare la cosiddetta tecnica Muqarnaṣ, tipica dell’arte araba.

Palacios Nazaríes, Sala de los Abencerrajes, volta
Palacios Nazaríes, Sala de los Abencerrajes, volta
Palacios Nazaríes, Sala de los Abencerrajes, nicchia
Palacios Nazaríes, Sala de los Abencerrajes, nicchia
Palacios Nazaríes, Sala de los Abencerrajes, dettaglio portico
Palacios Nazaríes, Sala de los Abencerrajes, dettaglio portico

Questa stessa tipologia di volta, si ritrova anche nella Sala de las Dos Hermanas (la Sala delle Due Sorelle), così chiamata per le due lastre di marmo che si trovano ai lati della fontana centrale.

Palacios Nazaríes, Sala de Dos Hermanas
Palacios Nazaríes, Sala de Dos Hermanas

Da questa stanza, si accede anche ad un piccolo terrazzo, che si affaccia proprio sui tetti di Granada!

Palacios Nazaríes, Mirador
Palacios Nazaríes, Mirador

L’ultima parte del Palacio de Nazarìes è il cosiddetto Patio de la Lindaraja, un piccolo cortile più “recente” rispetto al resto della struttura, costruito sempre durante il soggiorno a Granada di Carlo V e di sua moglie Isabella.
Al centro si trova una fontana, circondata da sei salette, che riprendono lo stile decorativo del resto dell’edificio.

Palacios Nazaríes, Patio de la Lindaraja, cortile
Palacios Nazaríes, Patio de la Lindaraja, cortile
Palacios Nazaríes, Patio de la Lindaraja, archi
Palacios Nazaríes, Patio de la Lindaraja, archi

Usciti a malincuore dal palazzo, ci era rimasta ormai solo un’ultima tappa: il cosiddetto “El Partal“, l’edificio più antico (e mai rimaneggiato) di tutta l’Alhambra (pare sia stato realizzato nel primo decennio del ‘300). La struttura è dominata da una torre, chiamata Torre de las damas (Torre delle signore).

Medina, El Partal e Torre de las Damas
Medina, El Partal e Torre de las Damas
Medina, El Partal e Torre de las Damas
Medina, El Partal e Torre de las Damas
Medina, El Partal, fonte
Medina, El Partal, fonte

Seppure architettonicamente non colpisca quanto gli altri edifici appena visti, anche questo palazzo ha un elemento interessante: ossia il suo affaccio a strapiombo in direzione del Sacromonte!

Medina, archi con vista su Granada
Medina, archi con vista su Granada

Ormai era ora di chiusura e perciò ci siamo tristemente incamminati verso l’uscita…stanchi ma sicuri di aver visto uno dei monumenti più belli di tutto il nostro viaggio!

Prima di tornare in hotel, ci siamo fermati in una posticino nelle vicinanze, per poter mangiare qualcosa di più consistente dei panini che ci erano toccati per pranzo!

Così abbiamo scovato la “Cerveceria de la Abadia” e ci siamo concessi sia una piccola tapas con Tortilla de Patatas, sia un bel piatto di paella…essendo in Spagna, era d’obbligo assaggiarla nemmeno una volta! 😉

Cerveceria La Abadia, Tortilla de patatas
Cerveceria La Abadia, Tortilla de patatas
Cerveceria La Abadia, Paellla
Cerveceria La Abadia, Paellla

Ormai sazi e stanchissimi, siamo poi corsi in albergo, in modo da poterci ricaricare per il giorno dopo, che ci avrebbe portato a vedere un altro tesoro andaluso: la Mezquita di Cordova!!!

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