Zabriskie Point
Death Valley,  USA on the road,  West Coast

Death Valley: il “deserto che vive”

Se già il paesaggio del Grand Canyon poteva sembrare arido e brullo, non era niente in confronto a ciò che abbiamo visto…nella Valle della Morte!

Infatti, dopo una seconda tappa a Las Vegas (non c’era altro modo per arrivare alla Death Valley dal Grand Canyon, se non passando nuovamente da lì), la mia amica ed io abbiamo di nuovo “inforcato” la macchina e ci siamo messe nuovamente in pista per un viaggio lungo più di sei ore!

Siccome avevamo sentito cose terribili riguardo al caldo tremendo che avrebbe fatto (visto che noi, per altro, eravamo partite ad agosto!), ci siamo armate preventivamente di acqua…tanta acqua…
Se non ricordo male, comprammo circa 24 bottigliette, pensando potessero essere utili non solo per la nostra sopravvivenza, ma anche per quella della nostra macchina!

Nel caso voleste avventurarvi da quelle parti pure voi, un altro consiglio utile è quello di partire con un bel pieno nel serbatoio: come scoprimmo solo una volta entrate nel parco, i posti per far benzina in tutta l’area sono forse un paio! Quindi meglio evitare di rimanere in riserva nel bel mezzo del deserto!

Una volta pronte, il nostro viaggio è incominciato e siamo entrate nella valle attraverso la Death Valley Junction [NB: l’ingresso sarebbe a pagamento, ma in realtà non c’è alcun posto di blocco. Dovrete fermarvi poi voi a pagare negli sportelli appositi a Furnace Creek, l’unico “paesino” della zona].

All’interno del parco, ci sono numerose attrazioni e lì sta a voi, in base al tempo che avete a disposizione e al vostro amore per l’avventura, scegliere cosa vedere.

Death Valley Junction
Death Valley Junction

La nostra prima sosta è stata il Badwater Basin, un bacino privo di emissari, che si trova a 85,5 mt sotto il livello del mare ed è quasi del tutto ricoperto da una sottile crosta bianca di sale.

Badwater Basin
Badwater Basin
Badwater Basin
Badwater Basin

Proprio nelle vicinanze del bacino, si trovano anche le rovine di Ashford Mill, un piccolo insediamento minerario costruito nel 1914 dai fratelli Ashford, cercatori d’oro.

Ashford Mill
Ashford Mill

Dopo queste due piccole soste, abbiamo ripreso il nostro percorso, fino ad uno degli ammassi rocciosi più spettacolari di tutta la vallata. La Artist’s Palette!
Questa costa di montagna è diventata famosa per via dei suoi colori brillanti, dovuti all’ossidazione dei diversi metalli che la compongono. E’ davvero un paesaggio molto suggestivo e merita sicuramente una tappa!

Artist's Palette
Artist’s Palette

Prima di arrivare a Furnace Creek, l’unico posto “abitato” di tutta la valle, per fare una breve sosta, ci siamo fermate anche all’imboccatura del Golden Canyon Trailhead, un percorso in mezzo alle gole che noi, non essendo particolarmente atletiche, abbiamo deciso poi di non fare, ma che avrebbe portato alla Red Cathedral, ossia una formazione rocciosa rossa, che con le sue forme ricorda proprio quelle di un’enorme chiesa.

Golden Canyon Trailhead
Golden Canyon Trailhead

Dopo esserci rifocillate in un piccolo posticino che offriva per pochi dollari persino un pranzo a buffet (cosa impensabile, in un posto così sperduto!), siamo subito ripartite, stavolta per far tappa in un’altra delle località più famose della vallata: Zabriskie Point.
Questo luogo è caratterizzato da strane dune rocciose, frutto di una primitiva attività vulcanica e dell’erosione provocata dagli agenti atmosferici.
Proprio per questo suo aspetto così particolare, che molti definiscono quasi “extraterrestre”, Zabriskie Point venne scelto più volte come location per ambientare film (come quello omonimo del 1970 di Michelangelo Antonioni) oppure fotografie, come quella scattata per la copertina dell’album “The Joshua Tree” degli U2.

Zabriskie Point
Zabriskie Point
Zabriskie Point
Zabriskie Point

Prima di uscire una volta per tutte dalla Valle della Morte, abbiamo deciso di fermarci un’ultima volta per osservare le Mesquite Flat Sand Dunes, dune di sabbia leggermente increspata alte circa 30 metri.
Da vedere sono sicuramente affascinanti ma, se non si è sufficientemente equipaggiati, è sconsigliato addentrarcisi, sopratutto nel periodo estivo, quando pare ci sia maggior rischio di imbattersi in “simpatici” serpenti a sonagli!

Mesquite Flat Sand Dunes
Mesquite Flat Sand Dunes
Mesquite Flat Sand Dunes
Mesquite Flat Sand Dunes

Una volta conclusa anche quest’ultima tappa, si era ormai fatta l’ora di lasciare la vallata che, per nostra fortuna, non si era rivelata così tanto mortifera (anche se forse dobbiamo ringraziare il potente climatizzatore della nostra Yaris!).

Il viaggio verso Bishop, una delle cittadine più vicine all’uscita del parco, è stato ancora abbastanza lungo (circa due ore e mezza), ma per fortuna ci ha permesso di riposare e riprenderci in vista della tappa successiva: Devil’s Postpile, Mammoth Mountain, Mono Lake e la città fantasma di Bodie!!

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